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Storia del razzismo in Europa. Dal movimento crociato all’ideologia nazista.

Inizio del corso: 3 novembre 2025

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Storia del razzismo in Europa – Dal movimento crociato all’ideologia nazista

Il corso intende ricostruire la storia del razzismo in Europa nel periodo compreso tra Medioevo ed Età contemporanea. L’alterità è andata storicamente determinandosi in modi e forme diverse che hanno messo radici profonde nella cultura europea e che, sedimentatesi attraverso processi lenti, hanno poi rappresentato una delle venature più profonde delle esperienze politiche più tragiche del Novecento.

Durante il Medioevo la percezione dell’alterità si è definita come alterità religiosa. Lo spirito della riconquista, che prese avvio con il movimento crociato e con la Reconquista della Penisola iberica, pose in relazione più diretta il mondo cristiano con quello ebraico ed islamico. Se entrambi i processi previdero esperienze di integrazione come la conversione, esse non esclusero affatto fenomeni di discriminazione e segregazione connessi proprio all’originaria fede religiosa, generando così forme di razzismo legate alla limpieza de sangre e alla discendenza etnica.

Mentre il Medioevo percepì l’alterità nella dimensione religiosa, l’Età moderna fu costretta a riposizionare questo stesso concetto secondo una prospettiva tanto nuova quanto inattesa: l’espansione oltreoceano avviata da Colombo, infatti, fece entrare in contatto l’Europa con nuovi tipi umani. La scoperta dei popoli amerindi generò una percezione dell’alterità intesa come diversità culturale: altri popoli, altre religioni, altre pratiche, altri costumi, altre esistenze, ma tutte percepite come inferiori ad un mondo europeo che si considerò superiore perché più tecnicamente avanzato. La scoperta dell’«altro» apparve, inoltre, così sconvolgente da dare luogo ad accesi dibattiti sulla natura stessa di quelle popolazioni. Così, durante la Disputa di Valladolid, se da una parte il tentativo di comprendere l’«altro» non nascose la volontà di dominare l’«altro» perché inferiore, dall’altra essa non si liberò dalla volontà – più sottile ma non meno discriminatoria – di assimilare l’«altro» perché non ancora cristiano. A rafforzare il razzismo di Età moderna, poi, concorsero da un parte la schiavitù che, in vario modo giustificata ed espressa nella sua forma più tragica nella tratta atlantica, legittimò lo sfruttamento dell’uomo su base razziale, e dall’altra l’arte coloniale che, con la personificazione dei continenti e la pittura delle castas, costituì nella coscienza europea un immaginario collettivo segnato da nessi gerarchici.

Medioevo ed Età moderna hanno così conosciuto forme di discriminazione e segregazione, ma il razzismo sotteso a queste pratiche non escluse mai, in modo totale e sistematico, realtà di integrazione, di ascesa sociale o di reversibilità della condizione di subalterno: l’infedele poteva essere convertito, il selvaggio civilizzato. A segnare una svolta nella storia del razzismo è l’Età contemporanea, momento storico in cui non sono più la fede religiosa o la cultura di appartenenza a determinare la diversità, ma la biologia: l’Altro relativo diventa così Altro assoluto. Con l’Illuminismo, le nuove scienze danno avvio ad un discorso comparativo tra popoli, instaurando tra essi una gerarchia razziale, non ancora razzista, in forza di criteri arbitrariamente proposti come scientifici. Benché mosso da intenti puramente gnoseologici, nel corso dell’Ottocento il razzismo pseudoscientifico viene ampiamente strumentalizzato dai movimenti di destra e dalle organizzazioni antisemite che, in esso, trovano la giustificazione di pratiche e progetti politici apertamente razzisti.

Ma se, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX tutta l’Europa risente di un habitus razzista, a dare la forma più compiuta, tragicamente più compiuta, a questa atmosfera culturale è stata l’ideologia nazista. Una volta preso il potere, il nazismo ha portato avanti un progetto politico scopertamente volto alla costruzione di uno stato razziale. Ideato intorno al concetto di Volksgemeinschaft – una comunità di sangue composta da membri appartenenti ad una stessa razza, quella ariana –, esso sarebbe stato liberato da tutti i nemici del popolo – significativamente definiti «asociali» –, epurato da quelle che il regime avrebbe considerato come vite indegne di essere vissute – disabili, malati mentali, omosessuali –, purificato dagli ebrei – ritenuti appartenenti ad una razza inferiore e causa prima di ogni male della Germania –, e per cui sarebbe stato indispensabile conquistare, manu militari, uno spazio vitale. La biopolitica e la tanatopolitica del Terzo Reich, le stesse cause della Seconda guerra mondiale e le politiche di reinsediamento nei territori occupati mostrano chiaramente l’attuazione di questo progetto razziale.

Le lezioni del corso sono frontali e dialogate: saranno analizzate criticamente le fonti primarie e verranno proposte e discusse le interpretazioni principali di storici, filosofi ed antropologi che hanno studiato il razzismo e la sua storia.

Storia del razzismo in Europa

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